Corso EDUCAZIONE TERAPEUTICA PER PAZIENTI. VERSO UNA SANITA' CENTRATA SULLE PERSONE

Montesilvano - 14 DICEMBRE 2018

Corso da 9.0 crediti ECM
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  • Associato FIALS

    10.0 €

Le malattie croniche, in ragione del loro aumento di prevalenza, hanno cambiato radicalmente il concetto di salute. in italia, secondo un'indagine condotta a partire dal 1994 e ripetuta nel 2005 ed oltre dall'istituto nazionale di statistica (istat), in media il 35,4% della popolazione dichiara di soffrire di qualche malattia o disabilità, nel 55,1% dei casi si tratta di donne. 45,3%, dei pazienti (10 milioni di persone) sono raggruppati tra i 35 ed i 64 anni di età. un ulteriore 36,4% è rappresentato dagli anziani (età > 65 anni). tra questi, il 52% dei maschi ed il 61% delle donne dichiara di soffrire di almeno due malattie croniche, mentre il 44% ed il 51%, rispettivamente, ne dichiara almeno tre. fin dal rapporto del censis del 1998, per gli italiani essere sani significa "essere efficienti ed in grado di svolgere le normali attività" e di vivere una "situazione di stabilità e di equilibrio psicofisico" piuttosto che "assenza di malattia e di sintomi". nell’ambito della cronicità, la salute può essere, infatti, considerata come uno stato di equilibrio, mentre la malattia corrisponde alla crisi, alla ricaduta, alla complicanza. questo cambiamento di concetto ha delle conseguenze dirette sul modo con cui i curanti considerano le loro azioni verso dei pazienti cronici. abituati per loro formazione a ritenere che il loro ruolo sia quello di identificare e di porre rimedio il più rapidamente possibile ad un evento morboso transitorio, per riportare l’individuo ad uno stato di salute, il personale sanitario deve oggi accettare d’accompagnare per anni delle persone che non riusciranno mai a guarire, ma piuttosto a stabilizzarsi. per curare efficacemente un malato cronico, oggi non è più sufficiente limitarsi alla corretta interpretazione dei segni e sintomi clinici della sua malattia e/o alla prescrizione di farmaci o di altri rimedi. un approccio terapeutico completo implica che tra curante e paziente si stabilisca una vera e propria alleanza terapeutica. per i curanti, la necessità di creare solide relazioni umane nasce dai costanti rapporti che il loro lavoro li obbliga ad intrattenere non solo con i pazienti e le loro famiglie, ma anche con tutte le altre figure, professionali e non, che gravitano loro intorno. la medicina dei nostri tempi comporta, infatti, sempre più spesso il contemporaneo intervento di più operatori sanitari (medici generalisti, ospedalieri, specialisti, infermieri, psicologi, dietisti, fisioterapisti, ecc.) e persone (familiari, operatori sociali, volontari, religiosi, ecc.) nell'assistenza dello stesso malato. la malattia diviene, pertanto, sempre più frequentemente un luogo d’incontro tra persone. purtroppo, non è raro che, in assenza di un'adeguata comunicazione, gli interlocutori finiscano per contraddirsi a scapito non solo della "qualità" dell’assistenza ai pazienti, ma anche della loro vita relazionale e professionale. infatti, oltre a migliorare il rapporto con gli assistiti, una buona comunicazione riduce stress ed incomprensioni, creando condizioni di maggiore armonia e coordinamento anche tra coloro che prestano assistenza. una comunicazione aperta e chiara, oltre ad essere un tramite di informazioni cliniche, diviene, pertanto, anche un prezioso strumento di collaborazione tra curanti e malati. collaborare significa spartire speranza, impegno, difficoltà, problemi, preoccupazioni, obiettivi e progetti. in tal modo, entrambi saranno meno "soli" di fronte alla malattia. tuttavia, gli ostacoli alla comunicazione ed alla collaborazione possono essere numerosi: barriere culturali, linguistiche, emotive, scarsa motivazione, pregiudizi, difficoltà organizzative, economiche e logistiche, ma anche una formazione alla relazione e una capacità di ascolto insufficienti. di conseguenza, ogni professionista sanitario, per stabilire una relazione comunicativa e cooperativa efficace con il malato e la sua famiglia, deve dotarsi di una vera e propria competenza professionale. l'infermità, soprattutto se cronica, obbliga il paziente a scelte e comportamenti che investono la sua vita quotidiana (lavoro, studio. alimentazione, attività fisica, terapie farmacologiche e riabilitative, ecc.) anche negli aspetti più intimi (matrimonio, figli). non deve, quindi, meravigliare che, per affrontare al meglio la malattia, il paziente possa avvantaggiarsi di specifici interventi educativi. a differenza dell'informazione, passiva ed incentrata su chi la fornisce, l'educazione è un processo interattivo incentrato su colui che apprende. l’informazione fa parte del dialogo tra curante e malato ed è costituita da un insieme di consigli, raccomandazioni e istruzioni. l’educazione è, invece, una pratica più complessa che implica una diagnosi educativa, la scelta di obiettivi d'apprendimento e l’applicazione di tecniche d'insegnamento e di valutazione pertinenti al fine di consentire al paziente di: conoscere la propria malattia (sapere = conoscenza), gestire la terapia in modo competente (saper fare = autogestione), prevenire le complicanze evitabili (saper essere = comportamenti). secondo la definizione dell'organizzazione mondiale della sanità "..l’educazione terapeutica consiste nell’aiutare il paziente e la sua famiglia a comprendere la malattia ed il trattamento, a collaborare alle cure, a farsi carico del proprio stato di salute ed a conservare e migliorare la propria qualità di vita". ciò implica un vero e proprio trasferimento pianificato ed organizzato di competenze terapeutiche dai curanti ai pazienti, grazie al quale la dipendenza lascia progressivamente il posto alla responsabilizzazione ed alla collaborazione attiva. un compito così delicato rende, però, necessario da parte dei curanti il possesso di specifiche competenze pedagogiche, acquisite per mezzo di un’apposita formazione interdisciplinare. anche se l’educazione dei pazienti all’autogestione, al giorno d’oggi, è, ormai, un principio largamente accettato in molte patologie croniche, resta ancora da convincere la maggior parte del personale curante che l’educazione deve essere organizzata e pianificata con lo stesso rigore delle pratiche diagnostiche o terapeutiche. in effetti, se non si può negare che alcuni curanti, da molto tempo, abbiano iniziato ad «educare» i loro pazienti, bisogna riconoscere che, salvo rari casi, le loro pratiche educative non sono formalizzate in programmi veri e propri. esiste, infatti, una differenza molto netta tra un’educazione di tipo "informale" e quella condotta secondo criteri e metodi pedagogici rigorosi. nel primo caso, l’educazione fa parte del dialogo tra curante e assistito, basato su un insieme costituito da informazioni, consigli, raccomandazioni e istruzioni. nel secondo, "l’educazione consiste, invece, in un programma di formazione, al termine del quale il paziente diviene capace di esercitare autonomamente delle competenze terapeutiche che, in un altro contesto, sarebbero di responsabilità del curante". tuttavia, la transizione da una concezione paternalistica ad una concezione democratica dell’assistenza sanitaria incontra ancora molti ostacoli, sia sul versante delle professioni sanitarie sia su quello degli utenti. a questo scopo, nel corso della formazione del personale sanitario è indispensabile fornire, tra le altre, anche conoscenze e competenze concernenti la comunicazione, la pedagogia, la sociologia e l’antropologia sanitaria.



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    SALA CONVEGNI HOTEL SEA LION . - via aldo moro 65, Montesilvano (PE) null

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Programma

GiornoProgramma
14/12/2018 Presentazione del corso (Monformoso Paolo Giovanni) 08:30 - 09:00
14/12/2018 Il concetto di educazione terapeutica (Monformoso Paolo Giovanni) 09:00 - 10:00
14/12/2018 I destinatari: malati, famiglia, care-giver (Monformoso Paolo Giovanni,Di Nisio Nicoletta Eugenia,Cytron Muni Renato,Pasqualone Denise) 10:00 - 11:30
14/12/2018 Etp tra sapere, saper fare, saper essere (Monformoso Paolo Giovanni) 11:30 - 13:00
14/12/2018 Pausa pranzo 13:00 - 14:00
14/12/2018 I vissuti di malattia: differenze e similitudini tra malati, famiglia, operatori (Monformoso Paolo Giovanni,Di Nisio Nicoletta Eugenia,Cytron Muni Renato,Pasqualone Denise) 14:00 - 15:30
14/12/2018 I bisogni nella malattia: differenze e somiglianze tra i diversi attori (Monformoso Paolo Giovanni) 15:30 - 17:00
14/12/2018 La comunicazione dello stato di salute e la progettualità assistenziale (Monformoso Paolo Giovanni,Cytron Muni Renato,Di Nisio Nicoletta Eugenia,Pasqualone Denise) 17:00 - 18:30
14/12/2018 Prova di valutazione finale (Monformoso Paolo Giovanni,Cytron Muni Renato,Di Nisio Nicoletta Eugenia,Pasqualone Denise) 18:30 - 19:00

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Figure professionali a cui il corso è rivolto:


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